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Una storia di cooperazione

01/07/2013 - Federica Verona

Quando l’etica fa la differenza

“Cosa mi ha convinto? La serietà e la garanzia delle radici Acli”. Non ha dubbi Maurizio Migliavacca, oggi socio della cooperativa Solidarnosc Est Cascina San Giuseppe, che ha realizzato 130 alloggi presso Cascina San Giuseppe e circa 200 alloggi in zona Marelli. “Quattro anni fa quando cercavo casa a San Giuseppe, nella scelta di rivolgermi al mondo cooperativo per me è stato decisivo sapere di entrare in contatto con un ente con oltre 50 anni di storia che ha nel proprio statuto valori di solidarietà e correttezza. Una garanzia di eticità preziosa, soprattutto in tempi come questi, in cui si ricorrono così tanti episodi di fallimenti edilizi e si sentono così tante tragedie di famiglie coinvolte”.

Dalla segnalazione di un’amica che aveva prenotato casa nell’edificio in via di realizzazione in zona Marelli, ha così preso vita l’avventura nel movimento cooperativo. Pur essendo un professionista del settore edile e “un fiulin” dell’oratorio, come dice sorridendo, solo entrando in cooperativa e prendendo parte attivamente alla sua quotidianità, Maurizio ha scoperto appieno il significato di questa scelta: “Conoscevo le cooperative come operatori del mercato, attivi anche nell’edilizia agevolata e convenzionata. Ho poi scoperto e sperimentato tutte le altre peculiarità dell’acquisto di casa in cooperativa solo entrando come socio e, successivamente, partecipando al consiglio di amministrazione: un’esperienza interessante – riflette – che mi ha permesso di verificare sul campo la correttezza delle mie aspettative e imparare anche qualcosa di nuovo”. Nell’elenco delle conferme registrate da Maurizio la serietà è al primo posto: “Ogni intervento è ben ponderato, non si opera in modo avventato, fin dall’inizio. L’iniziativa parte con almeno 80-90% delle adesioni: questo permette alla cooperativa di avere costi più bassi, intorno al 10-20% in meno rispetto al mercato, in quanto, usufruendo fin da subito delle quote dei soci, viene meno la necessità di pagare oneri finanziari per ricorrere a finanziamenti e, soprattutto, perché nel pieno interesse dei soci la cooperativa fraziona solo i puri costi senza margini di profitto alcuno”. Segue l’attenzione ai soci e il costante coinvolgimento dei soci in ogni fase dell’intervento, fino ai dettagli: “Le varianti sono un esempio: mentre in altre cooperative questa parte viene demandata all’impresa costruttrice, nel nostro progetto siamo stati seguiti da un assistente ai soci, che, passo dopo passo, ci ha aiutato a dare forma al nostro alloggio e alla casa che desideravamo”.

Infine, Maurizio cita l’esperienza in Consiglio di amministrazione da cui ha ricavato una nuova prospettiva: “Seguire direttamente un bene che poi diventa tuo e che, di fatto, ti costruisci passo passo, è stata per me una sicurezza in più nei confronti della mia casa e mi ha incentivato ulteriormente perché mi ha permesso di intervenire sui particolari, nei limiti del fattibile. Questi tre anni in consiglio si sono rivelati un arricchimento anche professionale: ho potuto mettere a frutto e condividere le mie competenze di allora come dipendente di un’impresa di costruzioni, oggi consulente in proprio, e, allo stesso tempo, ho potuto acquisire nuove conoscenze, in particolare in merito a procedure e dinamiche amministrative e burocratiche, che fino ad allora non avevo avuto occasione di seguire”.

Uno scambio virtuoso che ha preso forma anche nel confronto con gli altri soci, da cui sono germogliati legami di buon vicinato ancora attivi: “Ho conosciuto persone con cui ho avuto e ho ottimi rapporti, sia nel consiglio che fra i soci. Mi chiamavano per avere informazioni e confrontarsi, specialmente nel primo anno, quando non si vedeva ancora la costruzione; i dubbi sono poi andati scemando man mano che l’edificio è cresciuto e ognuno ha iniziato a seguire il proprio appartamento. I rapporti però sono rimasti e ci sentiamo ancora oggi. Nei nostri stabili infatti abbiamo la fortuna di avere delle sale condominiali dove organizziamo attività e momenti insieme: feste per i bambini, per Natale, per la Primavera… e così via. Ogni occasione è buona per restare in contatto e approfondire queste conoscenze nate grazie a questa intensa avventura comune”.

Soci di cooperativa

Le radici della cooperazione

01/07/2013 - Federica Verona

L’opinione

Arrivano da lontano, ma rivelano spunti di attualità sempre viva. I principi della dottrina sociale della Chiesa, da cui ha preso le mosse il movimento cooperativo agli inizi del secolo scorso, sono un ausilio fondamentale per interpretare il valore della cooperazione e rinnovarne lo spirito e l’azione ogni giorno. Il Magistero sociale ha qualcosa da dire. Anche e soprattutto ai nostri giorni, mentre la crisi globale soffoca il mercato e toglie respiro ai lavoratori e alle famiglie. Di fronte alla massimizzazione del profitto, affiora in tutta la sua forza la pertinenza e l’attualità di quei principi che invocano la necessità di un equilibrio fra economia e società stimolando lo stile della cooperazione. Principi a cui la Chiesa ha iniziato a dare forma con l’enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII intervenendo sulla questione sociale, ampliando, approfondendo e aggiornando i temi secondo le esigenze dei tempi e dando forma a un filone di pensiero che viene comunemente definito “Dottrina Sociale della Chiesa”. I suoi principi fondanti sono: attenzione alla persona, bene comune, solidarietà e sussidiarietà, a cui si aggiungono l’importanza della partecipazione e la destinazione universale dei beni. Riflessioni dai legami inscindibili con il contesto in cui sono stati formulati, ma capaci di parlare anche a noi oggi, rivelando un’attualità che deve essere compresa e vissuta. L’agire concreto permette d’incarnare questi principi rendendoli vita vissuta e superando il rischio di scadere nella retorica della belle parole mai applicate.

La “Rerum Novarum” nasce nel contesto storico di fine Ottocento, quando donne e bambini lavoravano dalle dodici alle quattordici ore al giorno, ridotti quasi in schiavitù. Contro tale condizione si muove l’enciclica: Leone XIII rivendica la dignità del lavoro, il giusto equilibrio tra economia e mano d’opera e l’equità del salario (la giusta mercede). L’attualità di questi moniti oggi emerge con tutta la sua evidenza, di fronte alle condizioni dettate dalla crisi che spesso minaccia i diritti e gli spazi dei lavoratori, soprattutto più giovani. Così è per l’enciclica “Quadragesimo Anno” del 1931 che, a fronte del crollo di Wall Street del 1929, critica “i facili guadagni con poco sacrificio” di cui anche oggi sappiamo qualcosa e riflette sul valore della legge morale applicata all’ordine economico. Ancora, Giovanni XXIII nella “Mater et Magistra” del 1961 suggerisce gli orientamenti per l’azione sociale cristianamente ispirata, in dialogo con ogni altro uomo, attraverso il metodo del “vedere, giudicare e agire”: ovvero tramite un approccio induttivo che prende le mosse dal guardare la realtà. O, ancora, Paolo VI nell’enciclica “Populorum Progressio” affronta diversi temi, tra cui quelli dell’urbanistica e della città a cui guarda con un approccio diverso, introducendo anche la questione ambientale. Il Magistero sociale ha collegamenti vivi e reali con la nostra quotidianità, su cui avrò il piacere di riflettere insieme a voi nei prossimi numeri di “Casa e cooperazione”.

Riflessioni con don Walter Magnoni

Responsabile Servizio per la Pastorale Sociale e il Lavoro della Diocesi di Milano