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Parola d’ordine: semplificazione

24/01/2014 - Francesca Naboni

Renato ValliniL’Italia sta affrontando tanti, grandi, problemi: la disoccupazione, la chiusura di molte imprese e la mancanza di un concreto rilancio economico. Da tale drammatica crisi non è immune il nostro settore. Per le nostre cooperative di abitazione – così come per gli altri settori produttivi – una ricetta può essere efficace: la semplificazione. Tutte le leggi e le procedure che definiscono l’iter di approvazione e realizzazione di un progetto hanno raggiunto un tale livello di inutile complicazione da risultare non un supporto normativo ma un ostacolo, una difficoltà da superare per procedere nell’attività.

Sono tanti gli spunti da considerare. Pare, ad esempio, inutile emettere nuovi regolamenti per aspetti e dinamiche operative, quando non c’è la possibilità reale di verificarle e gestirle; una prassi che ricorda le famose “gride manzoniane”. Un esempio di questi paradossi procedurali è offerto dalla rigidità delle norme relative alla suddivisione dell’unità immobiliare. La Pubblica Amministrazione non pretende solo di dire – giustamente – come deve essere l’esterno di un edificio (il volume e la forma coerente con il contesto) ma arriva a definirne anche l’interno fino a decidere come ripartire lo spazio abitativo. Vengono definite rigidamente le misure specifiche delle singole stanze, distinguendo fra camera singola (che non può essere inferiore a 8 mq) e la camera doppia (da 12 mq), quando basterebbe dire che un’unità immobiliare deve avere un rapporto adeguato all’ambiente e alle esigenze abitative.

Il complesso iter procedurale legato alla fase di avvio di ogni intervento è problematico anche alla luce delle tempistiche di produzione di documenti e verifiche: sono necessari infatti periodi di tempo così lunghi che si rischia spesso che la normativa sia nel frattempo cambiata per cui un operatore, in corso d’opera, deve attuare continui cambiamenti al progetto. Ai tempi di rilascio delle autorizzazioni si aggiunge anche il volume immane di documenti richiesti, spesso solo, ancora, in forma cartacea con le spese di produzione connesse. Basti pensare – giusto per offrire un ordine di grandezza – che le copie cartacee prodotte dalla nostra Solidarnosc per il progetto di Zoia, sono costate tanto quanto l’affitto annuale a canone sociale di almeno dieci appartamenti per una famiglia numerosa. Per non parlare poi della continua crescita degli oneri burocratici dato dalle norme, di recente introdotte, che ribaltano sulle imprese compiti di controllo – soprattutto in campo contributivo – che dovrebbero essere a carico della Pubblica Amministrazione. La finalità di dare maggiori garanzie ai lavoratori è meritevole, ma perché caricare di responsabilità e di adempimenti le imprese, cooperative o non, per controlli che sono materia degli Ispettorati del lavoro, della Guardia di finanza o dell’Agenzia delle Entrate?

Lo scorso anno Assimpredil ha organizzato la Giornata della Collera e la Giornata delle Vessazioni, due momenti pubblici per denunciare lo stato di crisi del settore e per elencare tutti i regolamenti e le procedure che rendono difficoltoso lo svolgimento delle attività per chi opera nel settore. Come operatori sociali, pur avendo finalità diverse dagli altri attori del settore, non possiamo che condividere queste difficoltà. La Pubblica Amministrazione potrebbe affrontare un lavoro di razionalizzazione, semplificazione e omogeneizzazione procedurale, senza costi aggiuntivi per l’apparato pubblico, rendendo più semplice la vita di imprese, operatori e professionisti, ossia di soggetti che possono essere di stimolo anche per creare nuova crescita. Quello che chiediamo è molto semplice ed è già nero su bianco nella bozza della premessa del regolamento edilizio del Comune di Milano: semplificazione e trasparenza. La speranza è che si traducano anche in realtà con norme certe e tempi di realizzazione accettabili.

Renato Vallini, coordinatore Solidarnosc Est Milano