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Le radici della cooperazione

01/07/2013 - Federica Verona

L’opinione

Arrivano da lontano, ma rivelano spunti di attualità sempre viva. I principi della dottrina sociale della Chiesa, da cui ha preso le mosse il movimento cooperativo agli inizi del secolo scorso, sono un ausilio fondamentale per interpretare il valore della cooperazione e rinnovarne lo spirito e l’azione ogni giorno. Il Magistero sociale ha qualcosa da dire. Anche e soprattutto ai nostri giorni, mentre la crisi globale soffoca il mercato e toglie respiro ai lavoratori e alle famiglie. Di fronte alla massimizzazione del profitto, affiora in tutta la sua forza la pertinenza e l’attualità di quei principi che invocano la necessità di un equilibrio fra economia e società stimolando lo stile della cooperazione. Principi a cui la Chiesa ha iniziato a dare forma con l’enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII intervenendo sulla questione sociale, ampliando, approfondendo e aggiornando i temi secondo le esigenze dei tempi e dando forma a un filone di pensiero che viene comunemente definito “Dottrina Sociale della Chiesa”. I suoi principi fondanti sono: attenzione alla persona, bene comune, solidarietà e sussidiarietà, a cui si aggiungono l’importanza della partecipazione e la destinazione universale dei beni. Riflessioni dai legami inscindibili con il contesto in cui sono stati formulati, ma capaci di parlare anche a noi oggi, rivelando un’attualità che deve essere compresa e vissuta. L’agire concreto permette d’incarnare questi principi rendendoli vita vissuta e superando il rischio di scadere nella retorica della belle parole mai applicate.

La “Rerum Novarum” nasce nel contesto storico di fine Ottocento, quando donne e bambini lavoravano dalle dodici alle quattordici ore al giorno, ridotti quasi in schiavitù. Contro tale condizione si muove l’enciclica: Leone XIII rivendica la dignità del lavoro, il giusto equilibrio tra economia e mano d’opera e l’equità del salario (la giusta mercede). L’attualità di questi moniti oggi emerge con tutta la sua evidenza, di fronte alle condizioni dettate dalla crisi che spesso minaccia i diritti e gli spazi dei lavoratori, soprattutto più giovani. Così è per l’enciclica “Quadragesimo Anno” del 1931 che, a fronte del crollo di Wall Street del 1929, critica “i facili guadagni con poco sacrificio” di cui anche oggi sappiamo qualcosa e riflette sul valore della legge morale applicata all’ordine economico. Ancora, Giovanni XXIII nella “Mater et Magistra” del 1961 suggerisce gli orientamenti per l’azione sociale cristianamente ispirata, in dialogo con ogni altro uomo, attraverso il metodo del “vedere, giudicare e agire”: ovvero tramite un approccio induttivo che prende le mosse dal guardare la realtà. O, ancora, Paolo VI nell’enciclica “Populorum Progressio” affronta diversi temi, tra cui quelli dell’urbanistica e della città a cui guarda con un approccio diverso, introducendo anche la questione ambientale. Il Magistero sociale ha collegamenti vivi e reali con la nostra quotidianità, su cui avrò il piacere di riflettere insieme a voi nei prossimi numeri di “Casa e cooperazione”.

Riflessioni con don Walter Magnoni

Responsabile Servizio per la Pastorale Sociale e il Lavoro della Diocesi di Milano